DA GALILEO GALILEI AL SURREALISMO

“… fatta poi, per alcuni miei rispetti, nuova istanza dal medesimo S. Ambasciatore, fui rimesso qui in Siena, nell’Arcivescovado, dove sono da quindici giorni in qua tra gli inesplicabili eccessi di cortesia di questo Ill.mo Arcivescovo…”
Lettera di Galileo a Andrea Cioli in Firenze del 23 luglio 1633
Dopo la condanna del Santo Uffizio, dal 9 luglio al 15 dicembre 1633 Galileo Galilei fu ospite in questo palazzo dell’Arcivescovo Ascanio II Piccolomini, suo antico allievo e amico.
Su invito dell’Arcivescovo, fece giungere a Siena i suoi cannocchiali che usò nel mese di agosto insieme, tra gli altri, a Teofilo Gallaccini, accademico dell’ateneo senese e suo coetaneo:
“Questo il globo della luna dimostratoci dall’occhiale del Galileo…”
si legge in alcuni disegni del Gallaccini realizzati durante le osservazioni della luna fatte dall’altana delle Papesse, forte testimonianza della presenza di Galileo in questo palazzo come uomo di Scienza, nonostante la recente condanna.
Durante il suo soggiorno senese Galileo poté proseguire i suoi studi di meccanica: nei suoi trattati fu il primo a intuire che lo spazio e il tempo non sono riferimenti assoluti e per questo è da ritenersi il primo scienziato a introdurre e spiegare il concetto di relatività. Le sue teorie sulla relatività influenzarono Newton prima, Einstein qualche secolo più tardi, arrivando a destare grande interesse in Salvador Dalí, soprattutto nella fase più matura della sua vita. Dopo la fortissima emozione provocata in lui dalle esplosioni atomiche della Seconda Guerra Mondiale, la relatività dello spazio e del tempo plasma infatti molte delle sue opere.
Mentre passeggiamo nelle sale che ospitano oggi le opere di Salvador Dalì, possiamo ancora sentire l’eco dei passi di Galileo. Attraverso un surreale continuum spazio-temporale, il Palazzo delle Papesse a Siena oggi unisce due tra i più grandi geni dell’umanità, dell’Arte e della Scienza.

Alessandro Marchini
Direttore dell’Osservatorio Astronomico dell’Università di Siena

Dalí e le Scienze Matematiche

L’inesauribile sete di sapere ha portato Salvador Dalí ad approfondire la conoscenza della Matematica e della Fisica. Ne troviamo conferma nel suo interesse per la legge di gravitazione universale formulata da Newton e per la teoria della relatività generale di Einstein. I temi che lo affascinano sono la psicanalisi per il mondo interiore e la matematica e la fisica per il mondo esteriore.

Fu molto interessato al principio di indeterminazione di Heisenberg (premio Nobel per la fisica nel 1932 e uno dei fondatori della meccanica quantistica) al punto da scrivere nel "Manifesto Antimaterico": "Durante il periodo surrealista volevo creare l’iconografia del mondo interiore e del mondo del meraviglioso concepiti da mio padre Freud. Oggi invece, il mondo esteriore e quello della fisica hanno superato quello della psicologia. Oggi mio padre è il Dottor Heisenberg."

Da alcuni anni eminenti fisici internazionali forniscono nuove e inedite letture delle opere di Salvador Dalí.